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bol.2000.10.00T-ocrdongideriF01rszIl 16 maggio 1882, nella borgata di via Saccon nasceva Giavanni Battista Del Rizzo: dopo un'infanzia ed un'adolescenza temprate alla scuola rude e faticosa del lavoro dei campi, «esplose» nella prima giovinezza di Tita (così veniva chiamato dagli amici) la volontà di rispondere ad una chiamata che, maturata in modo misterioso ed impercettibile, si concretò a vent'anni nella decisione di entrare nel noviziato salesiano di Lambriasco; due anni dopo egli era già missionario in Venezuela dove fu consacrato sacerdote nel 1911. Dal Venezuela fu trasferito in Colombia: qui, dal '33 fino alla morte avvenuta nel '57, don Giovanni fu nella poverissima parrocchia del Nifio Jesùs di Bogotà; instancabile apostolo dei poveri, dei piccoli e degli abbandonati, fu per tutti semplicemente «Padre Juall», un cuore aperta all'accoglienza ed alla disponibilità senza confini, «il fazzoletto di tutte le lacrime». Questo infaticabile apostolo della carità, venerata come un santo anche oltre i confini della terra colombiana, è un figlio della nostra terra: domenica scorsa, il salesiano don Aldo Chinellato, al quale è stata affidata per diciott'anni l'eredità di P. Juan per continuarne l'opera, è venuta fra noi per ricordare, in occasione del centenario della nascita, la santità di un uomo di Dio che deve costituire motivo di orgoglio e di esempio per tutta la popolazione azzanese. «Apparentemente duro come la pietra, tempra tenace di friulano rotto ad ogni fatica, austero, povero e mortificatissimo con se stesso». «Lo seppelliranno con la vecchia sottana che non cambiava mai?» Chiese una donna alla sua morte. Era l'uomo della bontà e dell'assoluta dedizione: sotto una scorza rude nascondeva un cuore d'oro. Sacerdote di interiorità e di preghiera, si ispirava continuamente al Vangelo nella sua più concreta semplicità e purezza: con queste parole don Aldo ha sottolineata i tratti più salienti della figura di  P. Juan, ma non ha trascurato di raccontare alcuni episodi e di ricordare momenti significativi della sua opera, perchè la vita dei santi è intessuta soprattutto di accessibile concretezza. Padre Juan aveva scelto a modello e protettore il Gesù Bambino (N.Jesùs): scherzosamente, giustificava tale scelta affermando che iI Cristo della croce conosceva troppo le sue marachelle, mentre il piccolo Gesù non attendeva altro che di essere preso tra le braccia, «così sarà lui a prendere me tra le sue alla fine della mia vita». Si adoperò costantemente per diffondere in Bogotà la devozione al Gesù Bambino al quale elevò una splendido santuario. Agli inizi, è la testimanianza di un altro missionario raccontata alla sorella suor Cunegonda Del Rizzo, un giorno l'arcivescovo lo mandò a chiamare perchè non era d'accordo sulla propaganda al Gesù Bambino; durante la cena, i confratelli aspettavano di conoscere l'esito dell'incontro. P. Juan, calmo come sempre, non diceva una parola; finalmente il padre provinciale chiese come erano andate le cose: «Niente» rispose P. Juan «l'arcivescovo  si è iscritto fra i cavalieri del Bambin Gesù». Anche qui ad Azzano, in località Saccon dove abitano attualmente le varie famiglie Del Rizzo, smembratesi nel tempo dal primitivo nucleo al quale apparteneva P. Juan, sorge un capitello dedicato al bambina Gesù: lo fece costruire don Giovanni stesso nel 1925, racconta il nipote Antonio (che ha messo gentilmente a disposizione notizie e materiale riguardanti il celebre zio), in occasione del suo unico rientro in Italia. Ora il capitello custodisce anche un'austera immagine di P. Juan e resta a testimoniare la fede e la carità di uno di noi che un giorno, mentre attendeva alla falciatura dell'erba, manifestò al papà incredulo (Tita era uno dei ragazzi più vivaci, impulsivi e dispettosi! si diceva di lui) il desiderio di farsi prete perchè aveva paura dell'inferno. Ma Tita si è fatto prete e missionario per farsi don e pane per gli aItri, per gli ultimi: quotidianamente, fra i più poveri, fra i piccoli di Bogotà «si ripeteva - come disse un vescovo - il miracolo della moltiplicazione dei pani». P. Juan non fece mai mancare il cibo e l'aiuto materiale ai suoi poveri; per questo egli vive nel cuore di tutti, ma vive più ancora nelle opere sociali e caritative (chiesa, scuole, ambulatori, centri professionali, mense ...) che trasformarono il volto di un desolato sobborgo che egli organizzò in comunità attiva e fornita di svariate strutture e servizi. Le opere da lui abbozzate e portate a termine da P. Chinellato sono il monumento più tangibile alla sua memoria e continuano a testimoniare l'ampiezza della sua multiforme carità. «È morto un santo che continuerà a ricordarsi di noi», si disse il giorno dei suoi funerali che furono un vero trionfo: ciò si sta avverando giorno dopo giorno soprattutto nel profondo movimento di fede, di preghiera e di carità  che vive e si moltiplica intorno al sua nome ed alle sue opere. A Bogotà è stata eretto un monumento, facciamo voti che qui ad Azzano, suo paese di origine, gli sia dedicata almeno  una Via, possibilmente nei pressi della sua zona, la zona del Saccan.

Flavia Sacilotto

Tratto dal bollettino marzo 1983