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Nato a Mason Vicentino il 22 ottobre 1921, ordinato sacerdote da mons. Giuseppe Nogara, arcivescovo di Udine, il 21 maggio 1944, veniva destinato quale cappellano a San Vito al Tagliamento. Di qui raggiungeva Pielungo, in veste di curato in seguito a nomina del 16 giugno 1947. Passava quindi, in data 11 settembre 1952, quale delegato vescovile alla parrocchia di Rorai Piccolo di cui diventava a tutti gli effetti titolare il 23 febbraio 1956. Veniva nominato parroco di Azzano il 30 ottobre 1963.

dondc005--Vicario foraneo di Azzano (1973-1978), Membro della Commissione Disciplinare del Seminario diocesano (1968), Esaminatore Prosinodale (1968), Cappellano di Sua Santità, cessava di vivere, in Pordenone, il 5 marzo 1998 e veniva quindi tumulato nel cimitero di Azzano Decimo. Tra Ie molteplici realizzazioni del suo fecondo regime pastorale di cui ancora è viva la memoria tra gli Azzanesi, si possono ricordare, oltre alla costruzione (discutibile) della casa canonica e delle opere parrocchiali, la benedizione delle nuove stazioni della Via Crucis erette ex novo nella plebanale nel1964 e l'inaugurazione solenne, nell'ottobre 1981, del rinnovato oratorio Don Bosco. E di altro ancora, con eccellente penna, si viene facendo memoria in altra pagina di questa volume onde la replicazione potrebbe riuscire, oltre che lacunosa, persino fastidiosa. E perciò tanto basti a ricordo di un sacerdote la cui memoria è ancora in benedizione.

Domenico Cadore, testimone del Vangelo in un periodo di grandi trasformazioni

Mons. Domenico Cadore nacque il 22 ottobre 1921 a Mason Vicentino in una famiglia di agricoltori. Cinque giorni dopo venne battezzato nella chiesa parrocchiale di Sant' Andrea. Nella fanciullezza si era precocemente formato alla sofferenza, a causa della morte di due fratelli in tenera età. La vocazione di Domenico al sacerdozio si forma alla scuola di vita cristiana della famiglia e della comunità di Mason. Sul finire degli anni trenta, i Cadore si trasferirono a Cinto Caomaggiore e Domenico passa dal Seminario di Vicenza a quello di Pordenone, dove si distinse come allievo scrupoloso e coscienzioso, tra i migliori dell'istituto.

Nel maggio 1944 non aveva ancora raggiunto l'età canonica per essere ordinato prete; il suo nome non era stato perciò inserito fra quelli degli ordinandi. Venutone a conoscenza, il vescovo D' Alessi, considerato che l'aspirante aveva concluso con profitto gli studi teologici e brillava per fede, zelo e pietà, gli ottenne la dispensa. L' ordinazione avvenne nella stesso Seminario di Pordenone il 21 maggio. Il primo incarico fu di vicario parrocchiale a San Vito al Tagliamento,dove il novella sacerdote si impegna quale assistente della gioventù di Azione Cattolica, curando Ie attività ricreative, organizzando una filodrammatica giovanile e lo studio della dottrina cristiana. Da ricordare l' avventura a lieto fine, che 10 vide costretto a salire assieme al parroco su un automezzo tedesco per fare da scudo contro possibili imboscate dei partigiani in quell'ultimo, funesto tratto della guerra.

Nel giugno 1947 don Domenico fu nominato parroco e assegnato alla cura di Pielungo, in Val d' Arzino: poche decine di abitanti, dediti alla pastorizia, disseminati in piccole borgate sperdute. II parroco percorreva a piedi la montagna per ore e ore, con qualsiasi tempo: visitava tutte le famiglie, gli ammalati e gli anziani, portando una parola di conforto e una benedizione. Con i numerosi emigrati teneva regolari contatti epistolari e attraverso il bollettino parrocchiale, continuando il rapporto educativo e pastorale iniziato nelle aule della locale scuola di disegno, dove era stato insegnante di religione e di educazione civica.

Nel settembre 1952 il vescovo De Zanche invio don Cadore a Rorai Piccolo come suo delegato, con il compito di preparare la costituzione della parrocchia, riconosciuta quattro anni dopo. Nella nuova sede egli si premurò subito di conoscere Ie molte famiglie, costituire l'Azione Cattolica e iniziare l'esperienza dei campeggi estivi. Favorì una larga partecipazione, conquistandosi l'affetto dei parrocchiani, in particolare dei più umili ed emarginati e degli ammalati.

Dal 1957 al 1960 svolse contemporaneamente l'incarico di padre spirituale degli allievi della scuola media del Seminario.dondoca_bio_91_rsz Questo era il prete, ricco di esperienza pastorale maturata nel dono di se, che la Parrocchia di San Pietro Apostolo di Azzano Decimo accolse festante come proprio pastore il 2 febbraio 1964. Trentaquattro anni di vita della parrocchia si sono così intrecciati con l' opera di questa sacerdote che per tutti gli azzanesi e state semplicemente l' Arciprete. Nella vasta parrocchia don Cadore manifesto attenzione assidua e partecipe ad ogni sofferenza, preoccupazione per Ie famiglie e i giovani, passione per la catechesi, una forte carità. Visitava regolarmente e confortava gli ammalati sia in casa che negli ospedali della zona, e avrebbe voluto vedere in paese la casa di riposo, per l'istituzione della quale si era attivamente interessato presso l' Amministrazione comunale e dove avrebbe desiderato trascorrere i giorni del suo riposo. Per gli anziani organizzava pellegrinaggi annuali in diversi santuari ed una giornata tutta per loro in parrocchia. Fondò la conferenza di San Vincenzo ed il gruppo giovanile della Carità, espressioni di una forza caritativa che si è estrinsecata in molteplici direzioni. Nelle sue ansie di pastore uno spazio di accoglienza delicata era riservato ai giovani. Forma un nutrito numero di chierichetti che gli facevano sempre corona all'altare, manifestazione della grande cura che egli ebbe anche per il servizio liturgico.

Per i giovani volle, già nei primi anni di ministero, nella spazio retrostante la chiesa, appositamente bonificato, un centro di aggregazione con l'oratorio, le aule per il catechismo, i campi attrezzati per il gioco e lo sport, che sono tuttora riferimento importante per Ie attività ricreative e formative. Queste opere trovarono la fattiva collaborazione di un valido consiglio di amministrazione e la generosita degli azzanesi, fra i quali molti emigrati oltre Oceano. Vicario della forania, poi monsignore dal 1969, don Cadore riservo in più periodi speciale cura alIa chiesa arcipretale, con la revisione del tetto ed il rifacimento del pavimento e della tinta.

La comunità di Azzano Decimo conserva grande riconoscenza per questa suo pastore, che è sempre stato partecipe dei problemi della gente: un sacerdote incarnato, testimone del Vangelo in un periodo di grandi trasformazioni, nella Chiesa locale chiamata a vivere il rinnovamento avviato dal Concilio e nel corpo sociale di Azzano Decimo. Don Cadore sapeva far risaltare gli aspetti positivi delle persone, delegando e dando fiducia; era affettuoso e cordiale, rigoroso ma umana e, quando si trattava di difendere una persona da ingiusta accusa, la carità lo infiammava. Con se stesso era invece molto esigente, non concedeva nulla all'esteriorità,mirava sempre a risultati migliori. Era l'uomo della normalità quotidiana vissuta con impegno intenso, con dedizione e discrezione assolute. Vero prete, egli si è dedicato al suo popolo senza risparmio di energie e a scapito della sua stessa salute fisica, volendo farsi trovare sempre al suo posto, come il servo buono e fedele del Vangelo, all'altare e fra la sua gente, fino allo stremo delle forze, offrendo sino alIa morte, avvenuta improvvisamente il 5 marzo 1998, la sua vita a Dio e ai fratelli come dono.

RAFFAELLO MARTIN