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DON GIOVANNI BATTISTA GASPAROTTO Nato in Savorgnano di San Vito al Tagliamento da Angelo e Regina Burella il 3 novembre 1866; don.dg.1931.00.00003rszordinato sacerdote il 22 marzo 1890 in San Luigi di Portogruaro dal vescovo Domenico Pio Rossi, economo spirituale in San Lorenzo di Valvasone dal 29 marzo al 21 giugno 1890, dal 22 giugno 1890 al 28 gennaio 1893 cappellano di Azzano Decimo, dal 29 gennaio 1893 all' 11 gennaio 1896 vicario sostituto in Bannia, dal 12 gennaio 1896 al 10 ottobre 1899 arciprete di Spilimbergo. Pievano di Spilimbergo, superato l'esame di concorso, veniva  investito della pieve di Azzano il 18 luglio 1899. Ne prendeva possesso il 15 ottobre successivo come da sua annotazione sul Mortuo rum liber dell' archivio plebano azzanese. Nel 1902 gli riusciva di avviare in paese, riprendendo un progetto del predecessore, l'istituzione della latteria sociale e turnaria. Nel 1906, dopo aver nella plebanale del luogo di San Pietro promosso all'ordine sacerdotale quattro candidati e altrettanti all'ordine diaconale, il vescovo diocesano Francesco Isola benediceva la prima pietra del campanile da erigersi secondo il progetto elaborato da Domenico Rupolo, solennemente inaugurato il 6 novembre 1921. In seguito a decreto pontificio del 24 marzo 1922 (n. 589), poteva rivestire le insegne (abito paonazzo) di Cameriere d'onore del Sommo Pontefice. Nel 1933 avviava la sala del cinema parrocchiale e l'anno successivo apriva formalmente l'Asilo infantile affidato alle suore Rosarie. Tra il 1926 (ma certamente già da epoca anteriore, non coperta però da idonea documentazione) e il 1931, come da statuto, presiedeva i Consigli di Amministrazione della Cassa Rurale di San Pietro Apostolo. A seguito del testamento dettato il 3 marzo 1931, destinava, ancor lui, a vantaggio dei poveri della parrocchia, un lascito di lire 2.776 che sarebbe stato gestito dalla locale Congregazione di Carità. Passava a miglior vita il 7 marzo 1931. Nel Mortuorum liber della parrocchia don Tommaso Gerometta, parroco di Villotta di Chions, dopo aver pronunciata l'orazione funebre e di ritorno dalla cerimonia di sepoltura, redigeva la memoria in questi termini: «1931, 10 marzo. Gasparotto mons. Gio. Batta, fu Angelo e fu Burella Regina, nato a Savorgnano di San Vito al Tagliamento il 3 novembre 1866, domiciliato in questa parrocchia dal 1899, Arciprete, Vicario Foraneo, Prelato di Sua Santità, Esaminatore Prosinodale e membro della Giunta Diocesana e del Consiglio di Amministrazione del Seminario, ingegno forte, cultura religiosa e letteraria profonda, carattere schietto, carità nascosta in vita pubblica, generosa in morte, sacerdote cittadino esemplare, vita integerrima, padre saggio, esempio prec1aro di zelo, di operosità pastorale, apostolica, sociale. Morì il giorno 7 - sette - marzo 1931 verso le ore 8,30 munito di tutti i conforti di nostra santa religione, tra il compianto di tutti i fedeli. Della sua attività multiforme esterna, ricordiamo solo: la pavimentazione, la decorazione di questa chiesa di San Pietro apostolo, la rinnovazione della chiesa di anta Croce, il bel campanile, le campane. Lascia dietro di sé un ricordo vivo, perenne, in benedizione. Oggi seguirono i funerali che riuscirono imponenti. Celebrò la Santa Messa solenne il reverendissimo parroco di Villotta sac. cav. Tomaso Gerometta che prima dell'assoluzione alla salma, pronunciò l'elogio funebre dell' Estinto. Ai funerali parteciparono tutto il Clero della forania, Autorità religiose, numeroso Clero della Diocesi, le Autorità civili comunali, Associazioni, Istituzioni religiose, civili, sociali, Rappresentanze diverse, tutti i fedeli della parrocchia e molti delle parrocchie della Forania. Don Gerometta Sac. Antonio Stivella Sac. Giovanni Simonat Sac. Umberto Fabris Sac. Giacomo Bianchini». Per quanto di propria competenza il Consiglio di Amministrazione della assa Rurale ed Artigiana così ne commemorava la figura e l'opera:«Conoscitore quanto mai profondo dei bisogni spirituali e materiali del suo tempo, egli fu il fondatore e costruttore insieme di parecchie istituzioni di carattere economico-sociale ... sviluppò la nostra Cassa inspirandosi ai sani principi della scuola sociale cristiana, i fini della quale non si cristallizzano alla pura materialità economica, ma abbracciando il vasto ed altissimo orizzonte della fede, tendono alla salvezza delle anime. Per tutti gli anni d'esistenza della nostra Cassa noi potremo appena valutare i benefici materiali apportati a tante famiglie di modesti agricoltori attraverso l'esercizio del credito, non potremo mai valutare i grandi benefici d'ordine spirituale apportati a quelle stesse famiglie, togliendole dalla cupidigia dell'usuraio e dalla ingannevole propensione di abbandonare la terra, madre benigna e feconda, sconvolgendo così con le sane tradizioni della nostra stirpe anche il domestico focolare». Rimase una pia intenzione il progetto, ventilato nello stesso Consiglio, di erigere un monumento al defunto arciprete.

Tratto dal volume 3  Azzano D. da pag 153 ; 20120311 GV