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E' morto don Dino De Carlo, arciprete del duomo di San Marco. Aveva compiuito 61 anni 4 agosto scorso. E' stato stroncato da una crisi cardiaca mentre si trovava per un periodo di convalescenza a Piancavallo, ospite in un appartamento al condominio Castellat. Il decesso è stato scoperto ieri mattina verso le 10.30 quando, allarmato dall'assenza del sacerdote, il brigadiere Sclarrino, dei carabinieri di Aviano, ha abbattuto la porta d'ingresso dell' appartamento con una spallata. Don Dino De Carlo giaceva di traverso sui letto, senza vita. La crisi cardiaca lo ha colto venerdl se19520101nozzeargentoFra, mentre si stava coricando. Aveva già indossato la giacca del pigiama, quando il male lo ha aggredito. Ha cercato conforto buttandosi sui letto, ma è spirato in pochi attimi. I funerali si svolgeranno martedì alle 16 in duomo. Celebrerà il Vescovo Mons. Freschi. Don Dino De Carlo era in Piancavallo da mercoledì sera. Nella stessa mattinata era stato dimesso (su insistenza dello stesso sacerdote) dal reparto di prima medicina dell'ospedale civile ove era stato ricoverato per una settimana: soffriva di cuore e spesso effetuava brevi ricoveri di controllo. Venerdi' sera si era recato come d'abitudine all'hotel Regina di Galliano e Claudio Mazzega per la cena, in compagnia di don Bruno Pighin. Ma non stava bene . "Ho preso un colpo di freddo " aveva spiegato. Per cena solo due tazze di té. Poi accompagnato da don Pighln era tornato nell'appartamento. Un primo referto di morte è stato firmato dal dotto Giovanni Zambon. Poi, chiamato dal sostituto procuratore della repubblica Ugolini, è giunto anche l' ufficiale sanitario di Roveredo, dott. Raimondo Pirracchio. Il sostituto procuratore ha disposto l'autopsia, che verrà effettuata lunedi' dal prof. Delendi. Intanto la salma è composta nella camera ardente dell' ospedale, dopo essere stata portata giù dal Piancavallo nel tardo pomeriggio con una ambulanza del pronto soccorso. Poi verrà allestita la camera ardente nel duomo concattedrale. Don Dino De Carlo era nato a Motta di Livenza ( 4 agosto 1923 ). Dopo aver studiato nel seminario di Pordenone era stato ordinato sacerdote nel giugno del '46. Prima cooperatore nella parrocchia di Azzano (fino aI '53) è stato poi parroco di Marsure e quindi (dal '70) arciprete del " duomo di San Marco con titolo di Canonico Onorario Coprotonotario apostolico. Per parecchi anni vicario foraneo; era vice presidente dell' Unitalsi. La notizia è giunta immediatamente in città suscitando profondo cordoglio. È stato subito riunito Il Consiglio Pastorale. Ieri sera, durante la messa delle 18, è stato dato l'annuncio ufticiale al fedeli. Si è quindi svolta una veglia di preghiera che sarà ripetuta domani alle 20.30. Il vescovo, che si è immediatamente recato in Piancavallo accompagnato da altre autorità religiose e civili tra cui Il sindaco Cadin, nominerà a giorni un vicario sostituto; tra due mesi seguirà la nomina del nuovo parroco. Le mansioni intanto verranno svolte dal cappellano don Glancarlo Peggio.

19840902 Gazzettino

L'autorità in funzione di servizio  Da uno parte aveva conservato l'aspetto giovannile che gli meritava il nome a lui piu caro; Don Dino : lo stesso con cui lo chiamavano dal 1946 gli azzanesi , tra i quali fu inviato cappellano a 23 anni, e poi gli abitanti di Marsure dove svolse un servizio denso di iniziattive di realizzazioni ancora oggi esemplari; l'aspetto di uno di cui non si sarebbero certo dati i 61 anni che pure aveva. Dall'altra alimentava sotto quell'aria di prolungata adolescenza,una straordinaria capacitd di valutare situazioni, di avvicinare persone, di avviare relazioni umane funzionali al suo servizio sacerdotale che egli interpretava come missione anche sociale e civica. Sapeva affrontare con realismo paziente e inesauribile tenacia problemi e difficolta' di ogni genere. La sua morte ha bussato alla sua porta prima che qualcun altro, a cui è sempre stato obbediente, gli affidasse una missione ancora più alta, uno di quelle che esigono disponibilita' totale, temperamento generosobne capacita' pragmatiche di prim 'ordine. Egli sapeva infatti come pochi (e forse, in ambito ecclesiale locale, come nessun altro) valutare le situazioni , identificare le effettive possibilita'di intervento, suscitare o convogliare l'interesse e l' azione delle persone giuste al momento giusto . E quando era in causa il bene di una comunita', come avvenne nella maggior parte dei casi in quasi 40 anni , non conosceva limiti di dedizione. non risparmiava fatiche, non si scoraggiava davanti a nessuno di quegli ostacoli che spesso intimidiscono in periferia molti operatori sociali di fronte alle strutture ed ai centri di potere. Fare del bene, fare le cose bene, anzittuto a favore di comunita' ,fossero religiose, civili o, come spesso succede, sovrapposte e allacciate, era la sua occupazione primaria, una quotidiano professione di zelo pastorale e fede nell'umanita'; era la sua gioia se la cosa riusctva, il suo cruccio se la difficolta' sembrava prevalere e la soluzione sperata si mostrava lontana o svanita. A chi osservava che nei suoi rapporti sociali dedicava un'attenzione speciale alle autorita', rispondeva con i fatti che un modo concreto di servire il prosimo è quello che mette le persone autorevoli, spesso distanti dai problemi effettivi della gente, in condizione di compiere al meglio il proprio dovere, si tratti di giustizia o di più ampia umanita' . In altre parole si considerava uno che offriva all' autorita' l 'opportunita' di tradurre in effettivo servizio il proprio peso, la propria capacita' di far funzionare a livello locale le strutture che hanno lontano da noi i centri motori spesso comodamente personalizzati e quasi sempre avvolti in una inafferrabile irresponsabilita' .Qui stava forse il segreto di don Dino , la forza che gli permetteva di far aprire o di tenere aperte porte che spesso restano ingiustamente chiuse. Qui la sua linea di azione, che gli permise in tanti anni non solo di ascendere a ruoli primari dell'attivita' diocesana e pastorale ma di promuovere, in prima persona o indirettamente iniziative anche civiche , interventi di rinnovamento o restauro o sostegno funzionale a livelli ed in luoghi diversi, dalla parrocchia di Marsure al duomo di Pordenone, dalla cattedrale di Concordta al collegio Marconi di Portogruaro, dove si conserveranno a lungo i risultati della sua attivita' in eloquenti testimonianze. Quanto fosse a sua volta "lavorato" dallo zelo che lo faceva lavorare è dimostrato dal tipo di morte , ai nostri occhi prematura , che lo ha stroncato e che forse da tempo lo accompagnava come un 'ombra velando l'apparenza di di una giovinezza esteriormente inalterala. Viveva i problemi della gente e della chiesa facendoli diventare suoi propri : è un modo di vivere che si paga caro.

19840902 Don Piero Nonis