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13-Il libro dei " vovi "

In dialetto azzanese "vovi" in italiano uova 130-vovi_e_ricordi-005_copia

La raccolta di offerte per le più svariate necessità parrocchiali di opere da realizzare o per la manutenzione o l' abbellimento  del patrimonio parrocchiale, ha assunto modi diversi in funzione delle epoche. In una comunità' agricola, quale era Azzano Decimo, fin dopo la Seconda Guerra Mondiale, la raccolta di fondi era, in stragrande maggioranza basata sui prodotti dell'agricoltura. Escludendo il momento eroico della costruzione del Campanile Monumentale, trattato nel proseguii della mostra, i prodotti offerti erano i bozzoli dei bachi da seta e le uova. Per le offerte  dei bozzoli dei bachi da seta ( da cui si estraeva la seta ) la procedura ( già' in uso prima del 1900 ) consisteva nell'allevare una parte dei bachi da seta ( in dialetto detti cavalieri ) e poi al momento della consegna all'essiccatoio (  dove veniva estratto il filo da seta grezzo ) si attribuiva il credito o mandato di pagamento alla parrocchia. L'altro sistema, più' praticato e capillare,  era la raccolta delle uova di gallina. La raccolta era in fase con il periodo di maggior abbondanza  delle uova  ( primavera-estate ), essendo un prodotto delicato da trattare (  il guscio delle uova è molto fragile e le uova vanno vendute fresche ) l' organizzazione prevedeva che  il territorio parrocchiale fosse diviso in zone e per ogni zona due giovani o due giovanette visitassero settimanalmente tutte le famiglie sul territorio loro affidato ( elenco presente presente nel libro ) . Al termine della raccolta, le raccoglitrici stesse si recavano ad un negozio di generi alimentari e consegnavano le uova, ricevendo i soldi corrispondenti, .. e quasi sempre un compenso diretto di una o due caramelle dal negoziante .. per i raccoglitori più' maturi  qualche volta un biglietto per entrare al cinema parrocchiale. Con i soldi raccolti ( quando le famiglie non avevano le galline le donne di casa davano qualche spicciolo  ) e quelli ottenuti dalla vendita delle uova ri recavano dal fabbriciere ( persona di fiducia del parroco che svolgeva funzioni di vario tipo per le gestione dei beni od opere parrocchiali )  incaricato che faceva le funzioni di cassiere, che riportava quanto raccolto per zona su una pagina . Si e' fatto questa premessa per rendere piu' comprensibile il guardare le pagine dell'ultimo libro di raccolta delle uova ( anni 1936-1938 ) esistente. Il libro serviva anche per la contabilita' del fabbriciere stesso per le funzioni svolte per conto della parrocchia. In questo libro dei vovi, si sono trovate le bollette della luce, intestate a don Luigi Janes, parroco al tempo, pagate dal fabbriciere. 

P.S.

I negozianti di prodotti alimentari in genere ricevevano le uova ed attribuivano un credito trascritto sul"Libretto" , piccolo quaderno per la contabilita' domestica che serviva per le spese da saldare a fine mese .. ma piu' spesso quando c'erano i soldi per farlo. Nel caso delle uova raccolte, il commerciante tratteneva quelle da rivendere ai clienti, le altre uova venivano cedute a commercianti all'ingrosso, che andavano a venderle nei centri abitarti  piu' grossi. Le uova hanno cessato di essere usate " come soldi " verso la fine degli anni '60.


 

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